2° BANDO LETTERARIO INTERNAZIONALE 2016
DI POESIA, NARRATIVA E SAGGISTICA VERETUM
ORGANIZZATO DALLA PROLOCO DI PATU’ (LECCE)
CON LA COLLABORAZIONE E DIREZIONE TECNICA
DEL CIRCOLO CULTURALE “MARIO LUZI” DI BOCCHEGGIANO-MONTIERI (GR)

3° Classificato – Enrico Calenda di Venezia con “Come un lichene”

Come un lichene

S’aggrappa la vita si afferra
Mentre si staglia, si coglie
Mentre si fugge e poi si atterra
Inconscia dell’energia che spinge
Contro il gran nulla che stringe
Come un lichene nella roccia che ghiaccia
Come dell’erba che il passo schiaccia
Dove si sboccia un fiorellino
Dove s’accampa un fior di campo
Poco più in là, lì vicino.
Astri spezzati nubi
Aurore sprigionate in alti cieli
Qual è la pista che ogni vita conquista
Ignara d’altro attonito vivo?
Quale coscienza dell’essere
Quale inconsapevole
Strazio del tuo arcano a venire?

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Dove barena emerge

Dove barena emerge

Abbrivio d’acque al trepido tramonto
Dove barena emerge di viola il proprio fiore
Dove si specchia il cielo
Dove la nube nell’acqua si fonde
E ci si mischia e poi si confonde.
Schizzato istante dell’inattesa vita
Quando si spacca forte il tuo pensiero
Mentre ti sperdi nel torto sentiero
Mentre veloce si rabbuia il cielo
E stende alla tua mente un tenue velo

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Creatura che vieni

Creatura che vieni

Sciacquetta l’acqua nel lungo canale
Frusciando avanti nel corso vitale
Dove zampetta la bianca garzetta
Dove si tuffa in caccia il nero cormorano
A riaffiorare più avanti, lontano
Mentre dal palo s’invola reale il gabbiano.

E rondini rotanti agli alti cieli
Fra nubi accumulate bianche e grigie,
diramanti rami dal rinverdito pino
spargente allo spazio piccoli semi
a nutrirsi del chimico terreno.
Quanto vitale sei, quanto senziente
Animando di vita il niente
Sempre vincente e sempre perdente?

E tu creatura che vieni
Creatura che giungi alla luce
Da quanto lontano provieni?
Cosa dipana il tuo filo che alla vita conduce
Dove lo spingi, verso quali orizzonti
Che la tua essenza produce?

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Intervista Tv 7 Gold im merito al romanzo ‘Dendria’

Ecco il link per vedere in streaming l’intervista a Enrico Calenda in merito al romanzo ‘Dendria’:

http://www.asterisconet.it/notizia/15479/dendria.html

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Intervista di presentazione del romanzo Dendria. 7 Gold e 7Gold Plus

L’intervista è visibile sul sito www.asterisconet.it nella sezione Approfondimenti Video, in www.facebook.com/Asterisco/Informazioni e in Twitter, www.twitter.com/asterisconet.it

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Introduzione a ‘Dendria

L’interdipendenza degli esseri su questa terra è base stessa del loro esistere. Le civiltà dominanti oggi tendono a dimenticarsene a grave danno della sussistenza della terra stessa. Non danno sufficiente importanza al fatto che le piante, gli alberi, che hanno saputo in 500 milioni di anni sopravvivere a immani cataclismi hanno contribuito, e continuano a farlo, a determinare le condizioni mediante le quali si rende possibile sulla terra la vita stessa. Senza la loro azione e quella indissolubilmente congiunta degli insetti e di molti animali non c’è possibilità di vita, non ci sarebbe l’aria che respiriamo, né l’acqua che beviamo e che ci dà quanto ci abbisogna per sfamarci e dissetarci. Eppure le ideologie politiche e quelle insite nelle religioni paiono non avvedersene. Spesso troppo interessate a una centralità dell’uomo e del suo benessere individuale, salvo poi lasciare una buona parte della popolazione mondiale nell’indigenza, nella miseria, nella fame.

‘Dendria’ è la storia di una coppia che sente sulla sua pelle il disastro a cui il mondo può andare incontro, che ’soffre’ delle immense deforestazioni, dell’inquinamento dell’aria, dell’abbandono dell’ambiente, dell’effetto serra che compromette gli equilibri naturali. Un uomo e una donna che amano il loro lavoro, il rapporto con i giovani che la scuola loro affida. Due esseri che riescono a superare le difficoltà delle loro vite in un percorso di crescita interiore, fino alla consapevolezza degli equilibri e dei limiti imposti dalle cose stesse. Entrano in contatto con altri esseri, tanto diversi, gli alberi delle foreste di Dendria, che li introducono ai più tragici destini del nostro universo e a una più alta consapevolezza.

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Tuffo nell’ignoto

Spezzato istante
dell’impensata vita
pini aggettati a mare
di un tepido tramonto,
mentre si smorza l’onda
sulla sabbiosa riva.
Tu cosa pensi? Dove s’insabbia
l’ansia del tuo andare,
del lungo percorso
della sospesa vita?
Cosa sussurra il mare
al tuo riluttante andare?
Cercare quell’essere
che sei sempre stato
che in fondo non è mai cambiato
e che non può essere compreso,
essere amato? Amalo tu,
amati tu. Non c’è più nessuno
che possa sapere, che possa capire.
E in fondo non c’è per nessuno.
Ti protegge qualcuno, una madre
al tuo via, poi fai da te stesso,
poi viaggia, affronta l’ignoto,
comprendi te stesso, accettati,
sviluppati, assumi questo evoluto,
questo tuo essere unico, irripetibile,
incomprensibile. Diventa quel che dovevi,
quel che tu solo ignaro sapevi
e che annaspando cercavi.
Cos’è mai la vita se non questo
cogliere il noto tuffandosi
nel torbido ignoto?
Questa pace siglata col tuo vero nemico,
col te stesso di sempre
atroce nel suo essere antico?

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Pubblicazione del romanzo ‘Dendria’

Care amiche, cari amici,

ho il piacere di comunicarvi che l’Editoriale Programma ha in questi giorni pubblicato il mio secondo romanzo

‘Dendria’.

Sono sicuro che se amate questo nostro mondo e la natura che ci vive, la lettura non vi dispiacerà.
O almeno me l’auguro.

«Ora voi potete vedere con i vostri occhi il bosco degli antichi sequoia, branodendri pensanti e senzienti in grado di comunicare con alcune forme di vita dell’universo. E con voi. Penetriamo nella vostra mente e sfruttiamo la vostra capacità di sognare.»

«Saggezza è protezione degli ecosistemi, salvezza è capire che alcuni elementi essenziali per la vita non possono essere proprietà di alcuno, sono proprietà universale, di tutti. La grande tragedia è combattersi tra simili. Fino poi al suicidio.»

“Un romanzo dai tratti surreali, ma profondamente logico ed educativo. L’idea di un mondo naturale creato da grandi alberi che interloquiscono con gli esseri umani si rivela originale e vincente dal punto di vista narrativo, in quanto gli argomenti trattati danno corpo ad una trama di sicuro effetto coinvolgente per i lettori. Ottima la scelta dei personaggi messi in campo dall’autore per creare un intreccio narrativo di buon livello”.

(La giuria del Premio Letterario Opera Uno, I protagonisti del 2014)

Buone feste e buon 2016

Enrico Calenda

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Nenia africana

Nenia africana

Si spande tutt’intorno la savana,
si sperde a perdita d’occhio
e io son qua trattata come una puttana
devastata nel corpo e nella mente
stracciata nelle vesti e violentata,
sono Kaja, bambina del Kenya
e canto qui triste una nenia,
una nenia africana
insieme ad altre bimbe piccole e nere.
In fondo più a sud la foresta
una macchia verdastra dalla finestra
lacerata nel sangue vedo le mie amiche affrante
vedo le loro membra infrante
Chi deve difenderci ci vuole distruggere
approfitta di piccole donne indifese
piccole donne nere di soli undici anni
violate nei corpi da chi ci dovrebbe proteggere
La polizia violenta violentatrice.
Le guardo le mie amiche che piangono
con gli occhi neri perduti
con gli occhi arrossati e bagnati.
Siamo state tradite e umiliate.
Si perde dal vetro la savana là in fondo
si perde il mio paese tradito
in un male infinito
in un malessere atroce.
Io sono africana non sono puttana
son donna fiera bambina forte
non temo neppure la morte
denuncio la polizia bastarda traditrice
con le altre bambine con grande coraggio
fermo questo male atroce
testimonio al giudice deputato
attesto il male che ci hanno fatto.
Perché sia più giusto il mio paese
perché altre bambine
non ne facciano le spese.
Si diffonde lontana la savana
Kaja disfatta non si arrende
Siamo piccole bambine kenyote
Lottiamo contro atrocità orrende
Lottiamo contro il male che percuote
E forte il nostro cuore ci scuote.

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Onde paurose

Onde paurose

Le vedo le onde, paurose le sento
sciacquare le vedo rumoreggianti
insieme al sibilare del vento,
le vedo e prendo spavento
La barca è squassata
dal mare dalle onde sollevata
e nell’acqua profonda rigettata,
temo che l’onda la prenda di fianco
e la capovolga, temo mi schiaffi
nel mare e la vita mi tolga.
L’onda afferra mia madre
e sbattendo stacca la mano
irrigidita dal bordo, non tiene la corda
con l’altro braccio trattiene
il fratello.

Ho otto anni, io
ho otto anni, vedo mio padre
annegare nel mare, mi tengo saldo
sul bordo con le due mani,
sono piccolo, io, ho otto anni,
sono piccolo e nero
e non vedo il domani.
Ho attraversato il deserto
a bordo di un camion
bruciato dal sole,
un camion carico di gente
di gente assetata
di gente scacciata dal suo equatore,
di gente che cerca in affanno
una vita altrove.
E ora nel mare mia madre
muore col fratello del cuore.
Mentre ancora la terra
è lontana, mentre non so
cos’altro mi aspetta
se c’è per me una terra,
una vita protetta.

Ho otto anni, io
e sono solo nel mare

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