“Autoritratto ’89″ di Giuliana Corsetti

Pare fin impossibile che un testo (letterario, poetico?) possa raggiungere una significatività, una espressività così forte racchiuso com’è, questo ‘Autoritratto ‘89′, (qui sotto pubblicato) in uno stilema come l’allitterazione in A. In realtà l’allitterazione, invece che limitare, consente di spaziare, di attirare sotto il suo ombrello mille altre finalità espressive. Questo ‘narrato’ della Corsetti, nell’incalzante onda dei suoni, nella sua aggressiva matassa fonica, sviluppa potente la tematica dell’oggi e ci immerge nel dramma dell’attualità, della civiltà dei consumi, della sua inaccettabile amoralità di fondo. Come un dipinto surreale, astratto nel segno e insieme, paradossalmente, reale e concreto. In grado di toccare le coscienze. Scritto nel 1989, più che mai attualissimo.

Enrico Calenda

AUTORITRATTO ’89

Abbiamo aziende automobilistiche automatizzate, apparati amministrativi abnormi,abbondanti abitazioni abusive; alimenti adulterati, Adriatico agonizzante alghe accumulate, Acna; area assenso allargata, associazioni ambientaliste avanzanti, alternative assenti.
Apparteniamo Alleanza Atlantica, appoggiamo Arabi, aumentiamo aiuti Africa /aggressioni ambulanti Africani.
Asserviti audience ascoltiamo allegramente arguzie Andreotti, approviamo arroganti argomentazioni “Avanti”, aderiamo anatemi anticomunisti. Continua a leggere →

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Apoptosi di Silvano Visintin

Suona come musica fatata
La morte cellulare programmata
Indica la fine delle voglie
Come dagli alberi cadono le foglie
E intanto spariscono i dolori
Così cadono i petali dei fiori
Non è necrosi e neppure svista
È detta anche “morte altruista”
Quella che consente la vita
È la nostra “morte pulita”

A contarle puoi fare tardi
Ogni giorno sono miliardi
Le cellule che sono andate
Ed altre eccole rinnovate
A voi forse non sembra vero
Ma in un anno è il corpo intero
Così allo specchio mi chiedo
Chi è quello che io vedo
Che ora indica col dito
Il vecchio o il giovane ricostruito
Che quasi finge di non sapere
Al di là del principio del piacere
Perché teme ancora parole storte
Quando si dice istinto di morte

Non c’è nulla di triste nel contrasto
Di funereo, odioso o nefasto
Perché quando la vita scoppia
Sempre bianco e nero vanno in coppia
Chiara l’evidenza conduce:
Solo nel buio risplende la luce
E forse non ho del tutto torto
Se mi credo anch’io più volte morto
E risorto

Emerge allora una riflessione ardita
Che cancella il dubbio della sorte
La legge inusitata della vita
È la certezza programmata della morte
Processo inarrestabile e cadenzato
Che continuamente conduce ad altro stato
Di cui forse conserveremo memoria
Metempsicosi forse…….
Ma questa è un’altra storia

Maggio 2014

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No grandi navi RAP di Silvis

Sono certo gentile dottor Costa
Che nel caso lei stesse male
Si opporrebbe alla gigante supposta
Senza limiti nel suo canale

Scapperebbe come un treno
Al badante che fermo lo tiene
E al siluro non vuole metter freno
Affermando che è per il suo bene

Così noi stupiti vediamo
Il gigante e l’acqua squarciata
E tra fumi tossici crediamo
Che la sua sia bugia sfacciata

“nessun rischio tutto sotto controllo”
van urlando allegri Pildo e Poldo
mentre il laccio ci stringono al collo
intascando fino all’ultimo soldo

“dei disastri nessun timore
spremiamo il succo di tutta la polpa”
con distacco e un certo livore
si esonerano da qualunque colpa

“Qui si corre su dei perfetti binari”
Van cianciando i nostri furboni
Come se gli ormeggi fossero rari
Proprio lì in riva Schiavoni

“Ma allora anche lì l’acqua è fonda?
Guarda un po’ non ci avevo pensato”
E la curva dunque non sempre è tonda
Qualche volta la cazzata è al quadrato

Così pure “il gigante non muove onda”
Ma il risucchio è quasi tsunami
Nei canali quando passa si affonda
Se in barca non ti tieni con le mani

“C’è il buon filtro che il fumo depura
oggi il dato è chiaro e sincero”
Chissà come per le donne è dura
Col bucato che è sempre più nero

“Via le grandi navi non è la soluzione
l’unica è scavare il canale Contorta”
non importa se la marea diventa alluvione
così ragiona solo una mente distorta
“Voi volete la rovina delle famiglie
non sapete quanto grande è l’indotto”
noi lottiamo perché non diventi conchiglie
Venezia nostra dopo qualche bel botto

Già sappiamo come finisce la storia
Quando il disastro è stato compiuto
E nessuno ha più fame di gloria
Perché tutto è già stato venduto

Come al solito saranno spariti
Allontanatisi nel mare aperto
I responsabili onesti e banditi
Dal più ingenuo al più esperto

Solo il pianto resterà e il dolore
Per aver lasciato che un povero fesso
Distruggesse mille anni d’amore
Buttando il gioiello nel cesso

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Big Bang

Lo senti lontano dai mondi
lo odi quel suono venire
quel sordo rumore la nascita
atroce del nostro universo
da molti miliardi di anni
da molti milioni di corsaluce
quel botto che ancora si sente
che da mondi ad altri mondi conduce
lo senti e ancora vanamente ti chiedi
un qualche perché che in fondo non c’è.
Tutto s’incastra e urla tutto s’infrange
e piange tutto si sboccia e muore
tutto è tremendi orrori nefasti odori
e agghiaccianti dolori
e momenti di calma nel cuore
La senti mostruosa di lave e di sangue
la nascita urlante
di luci strazianti e di astri
di botti accecanti,
lo senti il profumo di un fiore
che azzarda la vita
in una lotta pur sempre finita.
Non so se in questo mare
sia dolce annegare
o forse solo accettare
da forti la vita
e estremo godere
l’atroce bellezza di un fiore
e stringere la mano d’un altro
e unirsi fremendo al suo cuore.

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‘Tatuaggi’ di Silvano Visintin

Che mondo strano
ognuno ha il suo tesoro in mano
eppure aspetta solo l’occasione
di andare in televisione
a fare cose nefande
e ridursi in mutande
per sentirsi vip
abbassando la zip
oh yeah.

L’impulso selvaggio
è garantito dal tatuaggio,
trasgressione obbligata
anche alla zitella attempata
e alla giovine furbetta
che la frase aggiunge in fretta
di antico codice tribale:
il significato ora le scappa
ma sta così bene sulla chiappa!!

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‘Passione cerebrale’ di Silvano Visintin

Amica amigdala,
regina della paura,
a volte è dura
la realtà bidimensionale:
debole dormiente nella notte,
ma forte nella veglia
e nell’eccitazione sensuale.

Sempre regoli
l’emozione all’istinto,
al cuore ormai vinto
nei dubbi, a volte cento,
valutazione attiva dell’evento.

Forse la rete che vuoi tessere
insegue la sopravvivenza
e il mio benessere?

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Donna

Donna

Donna domina, donna che non domina
Donna femmina, Donna mascolina,
Donna signora, Donna bambina
Donna del mondo, donna che ti circonda
Donna di vita, donna della tua vita
donna che è un sogno, donna bisogno,
Donna che lui attende, donna che soffre,
ma non si arrende, donna che vende il sé
ma non la mente, donna che si sputtana
alzando la sottana, donna innamorata,
Donna appassionata, Donna che da’ tutto
per i suoi figli, anche sacrificando la propria vita
anche soffrendo finch’è sfinita
Donna che l’amore importa più che la morte,
Donna i cui servizi, donna picchiata,
Donna violata, Donna stuprata,
sfregiata e massacrata,
troppo libera e liberata, donna col velo
e la minigonna, donna madonna,
vergine e pura, donna contro natura,
Donna sedotta e seducente
Donna la cui malizia, Donna stregata ,
Donna che strega
Donna che si torce in spasimo atroce,
Donna che il bimbo si attacca al seno
Donna che non ho il latte
Donna che voglio un figlio almeno
Donna che il suo uomo che mi sostiene
Donna che lei lo aspetta e lui non viene
Donna che lei l’attende e lui non torna
Donna che vattene perdona ho sbagliato
Vai via dalla giovane ti ho tanto amato
Donna che cura, donna accudente
sempre vincente e sempre perdente
Donna che il deserto con un bimbo al petto
Donna che tutti i mestieri, Donna che avanza,
trascinando con sé la figliolanza
Donna che dell’amore non vuole far senza.

Donna che un fiore, Donna un pensiero
Donna che lotta con tutto il cuore.

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Lode ad Enrico, un preside per amico di Silvano Visintin

                                                                                           

 C’è chi lo considera solo poeta o artista

ma io ritengo sarebbe leggera svista.

Ho di lui dirigente inferocito buona memoria

quando dell’alberghiero condusse la storia

con sfide politiche contro i furbi e i bolsi

da far tremar davvero le vene e i polsi.

Sempre con arguzia le tappe ha conquistato:

eccolo lì imponente il suo brillante risultato. Continua a leggere →

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‘La goccia di me stessa con cui scrivo’ di Anita Menegozzo (Edizioni El Squero)

Il poeta sa che non si trova un perché dei dolori, delle difficoltà del vivere, delle disillusioni della vita stessa, delle incomprensibili sofferenze e delle ipocrisie del mondo. Eppure si stupisce, si meraviglia di fronte allo sprigionarsi della poesia. Da quale energia provengano i tuoi versi, cosa spinge, cosa muove gli altri poeti che si animano e si esprimono nel tuo mondo. E la poesia si trasforma in strumento di ricerca, diventa espressione critica di se stessa, che, insieme, è indagine di vita, è un chiedere risposte, sul proprio io, sul proprio essere, sul proprio esistere, sul proprio destino, che è poi quello di tutti. Continua a leggere →

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Come farsi da sé un buon yogurt, anche… greco

In tempi di crisi, come questi, il farsi le cose da sé prende particolarmente piede. E il prepararsi un alimento con le proprie mani in modo particolare. S’aggiungono, nel caso dello yogurt, i fattori dietetico e salutistico. Il tutto se poi favorito dalla piacevolezza del gusto.

D’accordo, si può acquistare dovunque un buon yogurt. Particolare gusto prende tuttavia il farselo da sé. Specie poi se ci vogliono solo pochi minuti di lavorazione e una tranquilla attesa di giusta fermentazione. La difficoltà, se c’è, è nel saper ottenere costante la temperatura richiesta. Ma andiamo per ordine. Continua a leggere →

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