Lode ad Enrico, un preside per amico di Silvano Visintin

                                                                                           

 C’è chi lo considera solo poeta o artista

ma io ritengo sarebbe leggera svista.

Ho di lui dirigente inferocito buona memoria

quando dell’alberghiero condusse la storia

con sfide politiche contro i furbi e i bolsi

da far tremar davvero le vene e i polsi.

Sempre con arguzia le tappe ha conquistato:

eccolo lì imponente il suo brillante risultato.

 

Come ha fatto allora a trovar la giusta quadra?

Il segreto è il suo geniale costruir la squadra.

Di quanti ha coinvolto è già lunga la lista

e sempre col sorriso d’irresistibile ipnotista,

tutti a spingere allegri il carro più avanti

e nel tempo i successi sono stati tanti.

Spesso eran solo sogni o progetti azzardati,

ma con orgoglio di protagonisti e non di sfigati.

Magari capivi d’indossare forse un capestro,

ma si è fatto con piacere perché lui è un maestro.

Ad alcuni è parso senza dubbio un po’ matto,

io ho pensato spesso che come lui avrei fatto.

C’è sempre stato il piacere della folle avventura

anche quando si capiva che per tutti la vita è dura,

d’improvviso dalla pace ti trovavi nel casino

eppure non riuscivi a non stargli vicino.

 

 

Ancora voglio spingere l’elogio più lontano

per lucidare le glorie dell’aspetto umano:

quel suo discutere magari di filosofia antica

pronto però a voltarsi per una bella….amica

e si capisce dallo sguardo sempre lucente

che è sua natura e non può farci niente,

pur sapendo di camminare su terreno infido

giammai resisTETTE alle saette di cupido.

La sua storia ha riempito le cronache rosa,

perfino oggi elargisce alimenti senza posa.

Però se ti capita d’affrontare fastidioso viaggio

è bello saperlo a fianco come tra le nuvole raggio.

Con lui ogni ostacolo trova una porta aperta

E sempre si va a caccia di una nuova scoperta.

Con colta attitudine e pure sagace autoironia,

Bella trovata che rende leggera ogni più dura via.

Così lo vidi nell’Oriente sconfinato e non ero solo

Quando indossò i diplomatici panni di novello Marco Polo

Molti ufficiali discorsi ma un gesto lo rese più vicino:

è un segreto di lui e Rocco seduti sull’ elefantino.

E che dire della tribuna dei tifosi neroverdi più tristi

La complicità di saperci inguaribili e fortunati ottimisti.

Ecco perché

Nel grigiore d’oggi d’uomini vasto inverno

Prego che Enrico duri in eterno

E prima che sornione

Si tocchi le pudenda

Lancio gli auguri:

Lunga vita a Calenda!!!

di   Silvano Visintin

 

 

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