“J’ai deux amours: così cantava negli anni Cinquanta la grande Josphine Baker.
E proprio due amori intensi sono il punto focale di “Acqua alta”, il primo romanzo del Preside poeta Enrico Calenda. Un amore per Venezia, che offre, a chi lo sappia leggere, il concentrato di un millennio di civiltà, ma anche paesaggi naturali dolcissimi (laguna, barene, rive del Lido) in cui l’animo riflette e riposa.
Un amore per la scuola, in senso ampio, come “luogo di crescita, di sviluppo, di educazione, di ricerca”, e una scuola in particolare, l’Istituto Alberghiero Barbarigo , creato ex novo, direi partorito, dal protagonista Arrigo Cantucci, che in realtà altri non è che l’autore, Preside poeta e, io aggiungerei, filosofo.
Su quest’ultima creatura, così amata e quindi così fragile, incombe un atto delittuoso, al quale il preside Arrigo non vuole soccombere e che riuscirà a contrastare con l’intelligenza e la ragione, le armi più potenti nelle mani dell’uomo.