Tutto lasciava credere che la Cappadocia fosse un luogo molto bello da visitare. Ma mai avrei immaginato il fascino che su di me avrebbe esercitato. Da provarne persino nostalgia, a distanza di tempo da quella visita. Voglia di ritornarci. 7.500 km di Turchia in camper. Un sogno.

La Turchia non ha molti campeggi come altri paesi mediterranei, ma quelli che ha, spesso, sono comodi e utilmente collocati. Il camper in Cappadocia trovò dove sistemarsi un po’ fuori di Goreme.
Un campeggio a terrazze, panoramico come il nome suggerisce: Camping Panorama. E che vista, su Goreme, sui camini delle fate, che vedevi dall’alto del tuo terrazzato, seduto tranquillo a cenare.
E là, in fondo, a destra Uchisar,… l’’albergo’ di 1200 anni fa, centinaia di abitazioni ricavate nella roccia di un cocuzzolo di montagna, che svetta su questo straordinario angolo di mondo. Che è poi

un sito archeologico originalissimo. Dove vi capita di visitare piccole valli con monasteri rusticissimi ricavati nella roccia e chiesette affrescate e città sotterranee con abitazioni fino a otto piani sotto terra. A Kaymakli ci avevano consigliato di cercare Jussef. Ci avrebbe parlato in italiano. In realtà la guida turca era qualcosa di più di una guida. Da ragazzino aveva giocato con gli amici dentro la grande città sotterranea, dove mille anni fa erano, gli abitanti, capaci di vivere nascosti anche otto mesi, per difendersi da pericolose invasioni barbariche. E conosceva tutto, fin nei minimi particolari, da dove cucinavano a dove allevavano e cullavano i bambini, dalle massicce chiusure con macigni ai camini verticali con i quali gli abitanti comunicavano, ‘citofonandosi’, ai buchi nei pietroni attraverso i quali facevano passare le lance per trafiggere gli imprudenti nemici.
E i colori della Cappadocia e le magiche costruzioni naturali, non per nulla chiamate camini delle fate. Che neanche nelle favole per bambini te le puoi immaginare in quella straordinaria veste naturale. E a Uchisar, nella piazza, i negozianti di tappeti, che non mancheranno di offrirti un tè o un caffè turco servito con simpatica ospitalità.
E poi, al rientro in campeggio, il venir meno della luce, nella sera, con un inverosimile tramonto, ti potrà sorprendere a cenare turco con il cibo cucinato dalla madre dei due giovani gestori, bravi e servizievoli, in una stanzona che ricorda una vecchia osteria. E l’indomani presto, all’alba, ti aspetta un volo nel cestello di un pallone aerostatico, che non ti farà mancare l’emozione di un’affascinante visione d’insieme, dall’alto, di quell’angolo straordinario di Turchia. 
