Squassanti onde dell’infuriato mare,
sperdute nubi sulla languente estate
fra chiazze rossoverdi di rifiorenti ibischi
lilla bouganville ed erbe avare
(dentro ti frughi e cerchi
ciò che si spande e piange,
ciò che si sparge e giace, che poi
si riconcilia) sofferto mentre
del tuo giacer deluso, dell’insistita
storia, dell’ingannata perduta memoria,
d’un mondo che si chiude
contro l’amico sguardo, contro il dolore
percepito in ritardo, che poi s’infuria
e freme, che poi s’abbassa e geme;
sperduto latente soffrire
acido sterile e condannato seme.
L’onda poi ritira dall’incalzata
spiaggia, sassi conchiglie e sabbia
scompiglia la risacca, disperde
e poi riattacca; al vento si piegano i rami
dell’oleandro in fiore, di accartocciati peschi,
fruscia nell’aria verde il salso
tamericio con l’aggettata palma
nella perduta calma.