L’esordio letterario

Respira il mare profondo e sciacqua gli scogli
mentre sciaborda breve la sua onda nel tenue mormorio d’un giorno alla sua fine.
Lento si muove lontano un naviglio, si tuffa sul cibo
gridando un gabbiano esce dall’acqua in volo,
bagnato il cormorano, (come ti parla il mondo come si esprime di mille linguaggi come li senti in te, solo in te solo, solo nel tutto, solo nel niente nella volontà di esserci, in quel tutto che è poi la vita, essere tutte le lingue, tutte le menti essere tutti, gli occhi di tutti, tutti i pensieri capirli, tutti gli affetti provarli, capire il tenero amore, la mano assassina, capire il darsi spontaneo, il vivo creare, il tenace inseguire, capire le mille culture, esserle una sola, tutte, un piccolo uomo e in lui l’ampiezza solidale nel profondo vertiginoso soffrire, essere le mille pelli, essere le mille vite, profondamente vissute, in una, in tutte, essere la sorte di mille esseri, un unico corpo piccolo globo, cellula, scaglia nel nulla fremente di vita, capire cogliere l’essere in te) il mare gorgoglia pian piano, un granchio s’allunga lungo lo scoglio all’asciutto, poi ratto torna nell’acqua impaurito, sopreso dal tutto.

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